domenica 7 agosto 2011

Las Vegas

Eccoci a Las Vegas! The city of million lights...e ce ne sono un million e anche più!
Il caldo è torrido, quindi ci chiudiamo in albergo: beh in realtà è un appartamento di 90 metri con due camere da letto, cucina, salotto, due bagni, una serie di sgabuzzini, lavatrice e asciugatrice.
Dopo le 16 ci siamo fiondati in piscina e alla spa (che goduria!)... Non è proprio il nostro stile di vacanza, ma alla papponata ci si abitua!
Si esce sul tardi, per fare una passeggiata sulla famosa Streep... bello ma esagerato! Tante luci, colori, gente, peggio di NY!
Abbiamo visto i famosi Cesars Palace, Paris, Mirage, Palazzo, Venezia... ma il migliore rimane il Bellagio, quello di tutta la serie di Oceans (eleven, twelve, tirtheen) con lo spettacolo della fontana a ritmo di musica (di Frank, naturalmente!).
Penso sia chairo che non ci ha entusiasmato, siamo un gruppo da parchi...
Domani Death valley (!?!?!?!?)

U-dig fossil

Oggi si va per fossili!
Paolo ha organizzato una giornata a Delta (con pernottamento) per andare a scavare trilobiti in una cava apposita in cui, pagando una cifra per fascia oraria (noi ci fermeremo 4 ore), dotati di strumenti (ci ha dato martello da geologo e secchio per contenere i pezzi), si può scavare in qualsiasi zona e ogni fossile che si trova si porta a casa.
All'inizio il custode, persona appassionata di fossili, ci ha mostrato i possibili fossili e ci ha mostrato come usare gli attrezzi; ci ha anche raccomandato una zona adatta a dei geologi. Infatti c'era anche un gruppo di scout americani che aveva collocato in un'altra zona della cava, per non creare confusione.
Sotto al sole, dalle 2 del pomeriggio alle 6 di sera, con crema solare e caldo infernale io e Monica a tratti ci rifugiavamo sotto un tendone all'ombra sulla sommità della collina dove circolava anche un po' d'arietta, ma i due uomini si sono dati allo scavo per tutto il tempo.
Devo dire che è stato più divertente di quanto non avessi pensato: trovare trilobiti intrappolati nella roccia con un colpo di martello e pensare che sono vissuti milioni di anni fa (infatti i tre geologi mi hanno spiegato che erano le prime forme di vita esistenti nel mare che ricopriva l'area) è stata un'emozione... non saprei collocarla dandole un nome, un po' sorpresa, un po' tenerezza, un po' divertimento. Insomma una bella esperienza!
Paolo e Monica hanno trovato molti pezzi, alcuni pregiati; io e Mariano ne abbiamo trovati un po' meno ma comunque belli. Alla fine della ricerca, durante la cernita delle parti migliori, abbiamo incontrato una ragazza con suo padre che avevano trovato un solo pezzo ma molto grande, quindi raro (Paolo lo ha definito museale e il custode della cava ci ha detto che è stato il miglior ritrovamento dell'estate).
La sera eravamo sfiniti (dal caldo e dalla fatica a furia di martellare) ma contenti e soddisfatti (soprattutto gli occhi di Paolo).
Domani si parte per Las Vegas...

venerdì 5 agosto 2011

Zion Park

Oggi partenza per Zion Park. La strada è tranquilla e non troppo impegnativa, arriviamo al parco ed entriamo dal solito passaggio con ranger, ma ormai sappiamo cosa ci chiederà, siamo preparati.
Siamo passati dall'albergo per fare il check in, ma era ancora presto, quindi ci siamo avviati in esplorazione per vedere qualche sentiero e decidere come impiegare la giornata.
Sappiamo già che domani affronteremo l'Angels' Landing che è impegnativo (4 ore stimate), quindi oggi percorriamo un sentiero più facile, lungo in fiume. E' proprio rilassante questo luogo: alberi, il fiume, una cascatella, rocce scolpite (si passa anche da una specie di grotta formata dalla fenditura di una parete), vegetazione, animali... si respira in modo diverso.
Al ritorno in albergo ci accomodiamo nelle camere (che sono proprio una papponata! Bravo Paolo!!!) con tutti i confort, balcone che sembra un monolocale con sdraio e tavolino (a dirla tutta il balcone di Monica e Paolo sembra un trilocale!). Tuffo in piscina e spa (una vasca più piccola con acqua a 40-45 gradi, al momento un po' caldina, ma poi rilassantissima!!!).
Naturalmente la nuvola del vampiro non si fa aspettare e offusca il momento piscina con qualche tuono e quattro gocce d'acqua. Pronti per la cena, di nuovo uno scroscio (giusto per guastare il tragitto fino al ristorante!). Ma troviamo un ristorante Messicano dove Mariano si può sfogare con aneddoti del suo viaggio in messico di una vita fa! Il locale è proprio carino, il personale è tutto messicano (tra loro non parlano inglese) e il cibo sembra proprio cucinato in modo artigianale.
La birra fa un po' effetto a ce ne andiamo un po' allegri... domani ci aspetta Angels' Landing!

Zion Park

Angels' Landing è stata una conquista. Siamo partiti la mattina presto (si fa per dire, nel locale dove abbiamo fatto colazione se la sono presa comoda, erano lentissimi!) e abbiamo affrontato la prima parte di percorso sul sentiero lastricato, comodo ma faticoso perchè spesso in pendenza da mozzare il fiato, ad un certo punto tutto a tornanti!
Ma che bello... ci si trova man mano sopra la strada, sopra il fiume, sempre più su, si vedono le cime degli alberi che poco prima ci facevano ombra... poi lungo la costa della roccia, attraverso un stretta gola dove ad un certo punto si sente l'eco... e poi su e su fino in cima alla parete principale!
Che spettacolo! la strada, le persone che stanno affrontando la salita, lo shuttle che ci aveva portato qualche ora prima... tutto è piccolissimo da lassù. Ci sono falchi che volteggiano alti e scoiattoli che cercano cibo e si nascondono non appena vedono passare l'ombra delle ali del falco a caccia.
I due uomini proseguono, perchè c'è una ulteriore salita per arrivare fino sopra all'ultimo strato in cima, passando attraverso un tratto stretto ed esposto che collega le due vette, la seconda più alta ma più impervia per via della pendenza molto elevata. Loro ce l'hanno fatta, io e Monica abbiamo temuto l'una per il fiato corto (io) e l'altra per la discesa (Mo). Ma che soddisfazione anche solo essere arrivati fino alla prima meta, per me, poi, che non sono allenata e nemmeno avevo mai fatto una salita del genere!
Con un venticello fresco e all'ombra di un pino (generoso, subito battezzato Vampire Tree) a tratti sembrava di poter volare proprio come il falco...
Anche la fiscesa, comunque è faticosa perchè così come si inerpica all'andata, ci si sente sbilanciati al ritorno, ma è decisamente più facile da affrontare, forse anche per via dell'adrenalina che si acquista dall'idea di aver raggiunto un obiettivo!
Sullo shuttle che ci riporta al visitor center Mariano è in coma, non risponde agli stimoli (ci preoccupiamo un po' pensando che si sia preso un colpo di calore) ma poi si riprende dopo un po' di acqua fresca dalla fontana (gli si riattiva il meccanismo del free refill).
La seconda metà del pomeriggio la passiamo un po' in piscina e un po' a sonnecchiare chi al sole, chi all'ombra (come me) sul mega terrazzo della stanza.
La sera abbiamo ancora energie per andare a cercare una lavanderia per il bucato: ne troviamo una in città che sembra proprio quella dei film con lavatrici e asciugatrici a gettoni e le sedie per attendere il bucato. Rischiamo di saltare la cena, perchè facciamo un po' tardi tra lavare e asciugare, ma riusciamo a trovare posto in una steack house in zona cesarini. Chiunque vi dica che negli stati uniti si fa tardi la sera, mente spudoratamente: alcuni ristoranti chiudono alle 21 e altri alle 22 (se ci si dilunga un po' si rischia di assistere alle pulizie finali pre chiusura!).
Domani si va per fossili!

Intorno al Refill Free

Oggi vorrei introdurre una riflessione sull'usanza americana, che abbiamo scoperto in questi giorni, del free refill.
Spiego: quando si va al ristorante o Mc Donald o altro posto dove si possa consumare qualsiasi pasto (dalla colazione alla cena), intanto viene servita subito dell'acqua (ghiacciata) per introdurre e successivamente, questa acqua può essere refillata (cioè presa di nuovo) e a seconda del posto può essere autonomamente presa dal cliente o viene servita da una persona apposita del locale. Con il caffè è la stessa cosa, soprattutto a colazione è una bella comodità. Proprio come si vede nei film, passa il cameriere a versare nuovo caffè nella tazza appena il livello si abbassa.
A parte il bello di questa usanza, che ci fa sentire sempre un po' coccolati, la riflessione che volevo porre all'attenzione è questa: pensate all'effetto di questo meccanismo sull'italiano medio. Noi ci siamo accorti che, pur non essendo avidi di natura, il vedere l'omino che ti porta altro caffè o acqua, fa venire immediatamente voglia di bere (caffè o acqua). Nello specifico Mariano è capace di trangugiare tutto il contenuto della tazza di caffè, solo per il gusto di vedersela riempire, magari senza per forza voglia di bere.
Una seconda ipotesi, che deriva dalla prima, è la seguente: pensate a che effetto farebbe una usanza del genere in italia. Noi abbiamo preventivato che un locale che si comportasse così in Italia non durerebbe più di una settimana, proprio dovendo fallire per la continuità con cui i clienti si strozzerebbero con acqua e caffè, pur di farsene portare altro.
La discussione è ufficialmente aperta, attendo commenti...

martedì 2 agosto 2011

Bryce Canyon

Continuiamo la nostra avventura: oggi il programma prevede un meandro del Colorado River appena fuori Page e il Bryce Canyon.
Alla partenza il caldo è forte ma sopportabile, niente nuvole.
Arriviamo al meandro attraverso un sentiero breve ma desertico, quindi piuttosto faticoso. Lo spettacolo merita, però. Anche qui lezione di geologia su come prima il fiume abbia depositato e poi eroso tutto il paesaggio con qualche dettaglio su come riconoscere depositi di epoche successive con stratificazioni e cristallizzazioni di gesso più superficiali.
Mariano sfida regolarmente il pericolo esponendosi anche lungo costoni sospesi a cui non bisognerebbe avvicinarsi troppo, speriamo bene.
Quando decidiamo di tornare il caldo è torrido e insopportabile. Siamo tutti un po' cotti, ma naturalmente io mi sono trasformata in un peperone alla griglia (nonostante la crema protettiva e tutta l'attenzione del caso).
Ci riprendiamo un attimo entrando in un emporio ad un distributore di benzina (quella santa donna di Monica che pensa sempre a come far accettare le soste salva-vita agli uomini che invece non hanno mai necessità fisiologiche di nessun tipo!).
Ripartiamo, destinazione Bryce Canyon, passando da Hutc (anche questa scelta secondo me non è stata casuale, vista la coppia Strsky e Hutc che si sono fatti fotografare con i poliziotti a NY!) che è la cittadina dove dormiremo.
Tutti luoghi western, ma lasciando l'Arizona ed entrando in Utha il paesaggio vira dal deserto alla prateria con tanto di ranch e bestiame. Un nuovo mondo.
Bryce Canyon è uno spettacolo che non si può solo descrivere o vedere in foto, bisogna passarci addentro, respirarlo, toccarlo, esserne rapiti come è accaduto a me.
Il percorso a piedi è facile e ci accompagna la mia nuvoletta con un pò di arietta (non si lamenta nessuna, però). I giochi di luce sulle guglie scavate dall'erosione degli agenti atmosferici lasciano senza fiato ad ogni passo, scattiamo foto come fossimo giapponesi, perchè ogni veduta sembra unica e imperdibile.
Ecco, questo è un posto dove potrei vivere.
A presto...

Monument valley

Eccoci al consueto aggiornamento, stamane partenza per Monument Valley. Per colazione bacon e uova per i maschietti e pancake con salsiccia per le femminucce (in realtà la salsiccia di Monica se l'è ritrovata Paolo nel piatto).
Il viaggio è stato un po' lungo ma tranquillo e con effetto vampiro a seguito (cioè nuvole con lampi tuoni pioggia).
Paolo dice che la quantità annuale media di pioggia di tutta l'Arizona è caduta mentre noi eravamo qui (pare che dipenda in particolare dalla mia presenza... non capisco perchè?!?!?).
Vabbeh, i territori indiani hanno sempre il loro fascino, nuvole o non nuvole. E la monument valley non fa eccezione. Tra l'altro è collocata proprio in una riserva indiana, con una forma tale per cui, prima di entrare (e aver pagato) non si riesce a vedere gran che.
Una volta dentro, però... accidenti non ci si staccherebbe gli occhi da quei monoliti in mezzo al deserto rosso, sembrano vicinissimi l'uno all'altro e poi, sulla strada, ti rendi conto che le distanze sono enormi, proprio come le rocce.
Ecco, questo è uno di quei posti in cui senti la grandezza della natura (o di Dio, mettetela come vi piace di più).
I geologi mi hanno anche spiegato il meccanismo di formazione della valle (la mia domanda classica è: "I dinosauri l'hanno vista così?" e la risposta è sempre: "no, loro hanno visto..." e segue la spiegazione) ognuno ha il suo stile... non vi dirò chi preferisco, ma rimando al blog di Paololitico per dettagli.
Questa volta il pranzo è stato dissociato, cioè gli uomini erano ancora soddisfatti dalla colazione e presi dalle rocce, mentre le donne si sono fatte un'insalata (che qui può essere sia di vredura che di frutta, qualche volta tutta insieme) con momento "girl power" niente male.
Ripartiti per la città di Page si è scatenato un inferno di acqua e temporale che sembrava destinato a seguirci veramente fino in capo al mondo (vampire exageration!). Per fortuna invece si è placato e allontanato, tanto che a Page ci ha accolto un caldo infernale. Tuffo in piscina (niente male!) e cena. Page è stata scelta per il lago Powell, dove origina il Colorado River (così ce l'ha venduta Paolo, ma ho il sospetto che un motivo fosse anche la quantità di impronte di dinosauro presenti in un centro studi vicino alla diga).
Anche oggi tanta nanna... ciao